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	<title>Radio Cage</title>
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		<title>The Get Up Kids a Livorno</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 07:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Direttamente da Kansas City, arrivano The Get Up Kids, storica band che ha segnato la scena indierock mondiale degli anni &#8216;90. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6072" class="wp-caption alignnone" style="width: 216px"><a rel="attachment wp-att-6072" href="http://www.radiocage.it/blog/2010/07/29/the-get-up-kids-a-livorno/p27-07-10_21-58/"><img class="size-medium wp-image-6072" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/P27-07-10_21.58-206x155.jpg" alt="con Matt e James (The Get Up Kids)" width="206" height="155" /></a><p class="wp-caption-text">con Matt e James (The Get Up Kids)</p></div>
<p>Direttamente da Kansas City, arrivano <strong>The Get Up Kids</strong>, storica band che ha segnato la scena indierock mondiale degli anni &#8216;90. Martedì 27 Luglio agli Ottoemezzo Studios il gruppo americano si è esibito in un&#8217;ora e mezza di concerto emozionante e trascinante, sfoggiando grandi classici e nuovi brani tratti dall&#8217;ultimo lavoro &#8220;The Simple Science&#8221;. Per l&#8217;occasione abbiamo fatto due chiacchere con Matt e James, rispettivamente cantante/chitarrista e tastierista della band.</p>
<p>Ciao ragazzi, siamo onorati di avervi in città, prima volta per voi in Toscana. Vi siete formati nel 1995, dopo 4 album vi siete presi una pausa nel 2005, per fortuna a tempo determinato. Siete tornati nel 2008 con un nuovo lavoro e di nuovo on the road. Cosa vi ha portato a ricominciare questa esperienza?</p>
<p>- Ci siamo accorti che dopo lo scioglimento eravamo circondati da energie negative, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che la soluzione era riprendere a suonare insieme. Non nascondiamo anche il fattore economico, anche noi dobbiamo pagare i conti a fine mese, e i nostri side-projects non ci permettevano di portare a casa i soldi necessari.</p>
<p>Siete tornati con un nuovo lavoro, un Ep per l&#8217;esattezza dal titolo &#8220;The Simple Science&#8221;. Da un primo ascolto ho notato un cambio di registro, le canzoni suonano più introspettive e hanno venature psichedeliche.</p>
<p>- Effettivamente avevamo voglia di sperimentare nuove sonorità, di arrivare ad un sound più maturo che rispecchiasse il nostro attuale momento. Ci siamo divertiti a sperimentare nuovi suoni e nuovi effetti, siamo cresciuti sia come uomini che come musicisti e ci riteniamo contenti che i fan apprezzino la nostra evoluzione.</p>
<p>Cosa provate oggi a suonare brani che avete scritto anni fa e che parlano di amori e situazioni adolescenziali?</p>
<p>- Anche se i testi parlano di temi che non ci riguardano più direttamente, suoniamo  quei brani cercando semplicemente di dare energia positiva ai nostri fan, senza dare tanta attenzione ai testi, cercando sempre di divertirsi e far divertire.</p>
<p>Matt, ora che i Get Up Kids sono di nuovo on the road, cosa ne è dei tuoi side-projects?</p>
<p>- Per quanto riguarda i New Amsterdams sono al momento in standby. E&#8217; una band difficile da gestire a livello logistico perchè viviamo in città diverse e organizzarci ogni volta non è per niente facile. Come solista dopo il primo album &#8220;Confidence man&#8221; del 2008 sono al lavoro su brani nuovi e presto uscirà un secondo disco. Il progetto Terrible Twos è un alter-ego dei New Amsterdams ed è nato dalla voglia di suonare canzoni per bambini e l&#8217;idea è ovviamente venuta quando sono diventato padre.</p>
<p>A proposito di questo, cos&#8217;è cambiato da quando sei diventato padre?</p>
<p>- Sicuramente l&#8217;arrivo di un figlio ti cambia la vita, le prospettive, ma devo dire che a livello creativo non mi ha influenzato molto, a parte il su citato progetto che è arrivato al secondo album &#8220;Jerzy the Giant&#8221;.</p>
<p>Cosa sapete della situazione politico-sociale italiana e cosa pensate del vostro nuovo presidente?</p>
<p>- So che in Italia non ve la passate molto bene, sia a livello economico che a livello politico. Ho letto che siete governati da questa sorta di &#8220;party guy&#8221; (ride). Per quanto ci riguarda sono molto contento di Obama, non nascondo di averlo votato e supportato. Penso stia facendo buone cose e la cosa che mi piace è che finalmente non abbiamo più un presidente che fa appparire gli Stati Uniti come il paese a capo del mondo, il miglior paese sulla terra, come invece ci faceva apparire Bush, attirando soprattutto antipatie nei nostri confronti.</p>
<p>Riguardo al vostro futuro, cosa avete in serbo?</p>
<p>- Avevamo in testa l&#8217;idea di far uscire un altro ep ma poi sono venute fuori un sacco di nuove canzoni che finiranno probabimente in un nuovo album che vedrà la luce nel Gennaio 2011, cui seguirà un nuovo tour. Speriamo di tornare in Italia la prossima estate.</p>
<p><strong>Setlist del concerto:</strong><br />
holiday<br />
i&#8217;m a loner dottie, a rebel<br />
your petty pretty things<br />
the one you want<br />
valentine<br />
woodson<br />
coming clean<br />
overdue<br />
keith case<br />
red letter day<br />
tommy gentle<br />
martyr me<br />
campfire kansas<br />
action &amp; action<br />
amy<br />
walking on a wire</p>
<p>cover cure<br />
ten minutes</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Articolo di Matteo Caldari.</p>
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		<title>Italia Wave 2010: consuntivi finali</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RadioCage</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è appena conclusa la terza edizione livornese dell&#8217;Italia Wave Love Festival. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><img class="aligncenter size-large wp-image-6062" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/stadio-vuoto-220x330.jpg" alt="stadio vuoto" width="220" height="330" /></em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Si è appena conclusa la terza edizione livornese dell&#8217;<strong>Italia</strong> <strong>Wave Love Festival</strong>. Di seguito riportiamo le valutazioni complessive dei nostri due inviati <strong>Marco Grassi</strong> e <strong>Federico Fiamberti</strong>, che per questa manifestazione hanno lavorato molto, a partire dalle settimane precedenti alla sua partenza; due punti di vista diversi, che però mettono al centro, oltre a una riflessione sul programma, la stessa fondamentale questione: il problema della <strong>ricettività del pubblico livornese</strong> per eventi e spettacoli dal vivo che hanno un <strong>biglietto di accesso</strong>, che <strong>non hanno protagonisti locali</strong> e che <strong>non fanno riferimento alla cultura  televisiva</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong> </strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>&#8220;Consuntivo finale&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify">di <strong>Marco Grassi</strong></p>
<p style="text-align: justify">E così si conclude, nei termini del gentlemen agreement, il triennio del Wave a Livorno.</p>
<p style="text-align: justify">Curiosamente, dopo le edizioni precedenti, l&#8217;evento scivolava via come un ricordo estivo, bello ma non tracciante nelle vite  dei livornesi.</p>
<div>Quest&#8217;anno <strong>tutti vogliono dire la loro</strong>.</div>
<div style="text-align: justify">E&#8217; stata una edizione caratterizzata da un <strong>calo nelle presenze paganti</strong>, <strong>non clamoroso ma significativo</strong>.</div>
<div style="text-align: justify">E allora giu&#8217; cause, motivi, spiegazioni, andando dalla classica crisi economica al parco ospiti, da taluni non ritenuto all&#8217;altezza, da altri ritenuto settoriale nella sua esplorazione dell&#8217;elettronica dance.</div>
<div style="text-align: justify">Avendo lavorato molto per questo evento, voglio dire la mia.</div>
<div style="text-align: justify">Innanzitutto, chi dice festival non dice solo musica, ma un <strong>insieme di iniziative collaterali e correlate:</strong> mai come quest&#8217;anno il programma era estremamente completo, di notevole spessore culturale e umanitario, ricco di conferenze, incontri, workshop e quant&#8217;altro che ormai tutti conosceranno.</div>
<div style="text-align: justify">O forse no, vista <strong>l&#8217;assenza ai suddetti contesti di miei concittadini</strong>, siano essi stati persone comuni o autorita&#8217; varie (le quali, disertando in toto, non hanno brillato in quanto ad ospitalità).</div>
<div style="text-align: justify"><strong>I livornesi sono mancati un po&#8217; ovunque</strong>, dimostrando di non aver percepito, assimilato, affrancato cio&#8217; che e&#8217; il senso di un festival, ovvero un <strong>evento globale e multietnico</strong> che offre sicuramente spunti di interesse e di arricchimento culturale.</div>
<div style="text-align: justify">Se si guarda all&#8217;evento singolo si perde il filo di una 5 giorni che, al di la&#8217; delle critiche, non ha comunque uguali in questa citta&#8217;, come qualita&#8217; complessiva della manifestazione.</div>
<div style="text-align: justify">E&#8217; presto, dopo 3 anni, per poter dire che la citta&#8217; comincia ad assorbire il Wave?</div>
<div style="text-align: justify">Non so, ma mi ero fatto un&#8217;idea diversa di come Livorno si sarebbe relazionata agli &#8220;alieni&#8221; di Arezzo e al suo seguito di ragazzi da tutta Italia, e qualcuno dall&#8217;estero.</div>
<div style="text-align: justify">Ergo: Livorno per ora <strong>e&#8217; un &#8220;progetto&#8221; di citta&#8217; multirazziale, aperta, positiva e propositiva</strong>, e in quanto progetto, e non realta&#8217;, va corretta nella sua impostazione.</div>
<div style="text-align: justify">Qui si stendono ponti d&#8217;oro per industriali che arrivano, parlano molto, illudono di piu&#8217;, e in capo a 1 anno o 2 capitolano.</div>
<div style="text-align: justify">E non si tiene nella dovuta considerazione una struttura che, al terzo anno, ha fatto <strong>lavorare numerosi giovani </strong>altrimenti al mare, ha portato un servizio organizzato seriamente (e che resiste, dopo 24 anni, agli attacchi sconsiderati dello Stato, che taglia continuamente finanziamenti alle attivita&#8217; culturali) e ha cercato di integrarsi nel nostro tessuto portando una grande festa.</div>
<div style="text-align: justify">Forse la festa con gli aretini e&#8217; finita, io mi auguro di no.</div>
<div style="text-align: justify">Personalmente, faccio i miei complimenti vivissimi allo staff di Mauro Valenti.</div>
<div style="text-align: justify">Intensita&#8217; lavorativa, competenza assoluta, abnegazione, estrema gentilezza.</div>
<div style="text-align: justify">A chi ha avuto modo di lavorare con loro, questo gruppo di ragazzi e ragazze ha fatto vedere come si vive un festival; esperienza fondamentale dato che festival, raduni e rock village vari sono il presente e forse il futuro dell&#8217;approccio alla musica live e agli eventi ad essa legati.</div>
<div>E pure il sottoscritto, che pensava di saperne tante, ha imparato molto lavorando con loro.</div>
<div style="text-align: justify">Gli aretini premono per riavere ItaliaWave a casa loro, mentre alcune dichiarazioni ipotizzano un esodo all&#8217;estero; forse ci renderemo davvero conto dei vantaggi derivati dall&#8217;ospitare questo grande evento, e di gestirne l&#8217;indotto, solo quando l&#8217;evento ci avra&#8217; detto Ciao.</div>
<div style="text-align: justify">In autunno sapremo se potremo chiamarci Livorno Wave o no.</div>
<div style="text-align: justify">Se è certo che questo festival non rappresenta l&#8217;unico momento di grande aggregazione per Livorno, e&#8217; altrettanto certo che farne a meno sarebbe delittuoso e masochistico, anche per coloro cui alcuni aspetti del Love Festival 2010 non sono piaciuti o compresi</div>
<div style="text-align: justify">E allora, che ognuno di noi faccia la sua proposta, disegni il suo Italia Wave ideale, sara&#8217; mio preciso compito mostrare loro cio&#8217; che Livorno chiede.</div>
<div style="text-align: justify">E vediamo poi cosa succede.</div>
<div style="text-align: justify">________________</div>
<div style="text-align: justify"><em><strong> </strong></em></div>
<div style="text-align: justify"><strong><em> </em></strong></div>
<div style="text-align: justify"><em><strong>&#8220;Flop Wave Love Festival 2010&#8243;</strong></em></div>
<div style="text-align: justify">di <strong>Federico Fiamberti</strong></div>
<div style="text-align: justify">Avevo deciso di non scrivere quest&#8217;articolo, ma stasera nell&#8217;atto di volermi togliere il “braccialetto” arancione, simbolo del festival, qualcosa mi è scattato dentro. Me lo trovo al  polso destro e mi chiedo ancora come sia stato possibile tutto ciò.</div>
<div style="text-align: justify">Mi sembra ieri quando ho deciso insieme a Lucia e a Marco grassi, con la collaborazione di Alessia Marchi, di intraprendere l&#8217;avventura <strong>&#8220;Wave in Cage&#8221;</strong>, rubrica di approfondimento e di avvicinamento al festival.</div>
<div style="text-align: justify">Su ammissione di alcuni degli ospiti, e anche in cuor nostro, il fatto che questa edizione presentasse delle lacune era già affiorata fin dagli esordi, ma come mi capita spesso e come è giusto che sia, l&#8217;ottimismo prevale.</div>
<div style="text-align: justify">La questione era sempre la solita, e cioè che il programma del main stage fosse <strong>proiettato tutto verso un certo filone musicale</strong> (<em>peraltro gradito n.d.r</em>.) e quindi non appetibile verso una buona parte del pubblico.</div>
<div style="text-align: justify">Previsione questa, quanto mai azzeccata.</div>
<div style="text-align: justify">Tranne che per la serata del giovedì, dove <strong>Ok-go, Editors e Groove Armada</strong> hanno <strong>mischiato diversi tipi di sonorità, </strong>abbracciando così <strong>un pubblico più ampio</strong>, le restanti serate purtroppo hanno visto un calo di affluenze dovute al problema sopra citato.</div>
<div style="text-align: justify">Distaccandoci dal fattore musicale non indifferente è stato il problema dato dall&#8217;elevato <strong>prezzo delle serate </strong>che hanno portato così all&#8217;insuccesso dell&#8217;intero festival: l&#8217;abbonamento costava 60 /65 euro, a seconda di quando veniva acquistato; includendo poi il costo dei 20 euro dati dall&#8217;Elettrowave si arrivava a cifre sicuramente alte e distanti anni luce a mio parere da quella che era o dovrebbe essere la filosofia di questo festival.</div>
<div style="text-align: justify">Ricordo ancora quando nel 2002 ho potuto apprezzare gratuitamente artisti del calibro di Giuliano Palma, Max Gazzè, Carmen Consoli, Sud Sound System e molti altri in un clima di assoluta festa e in mezzo a un folto pubblico presente in tutti i vari stage nella città di Arezzo. La recessione c&#8217;è, si sente, si è sentita e proprio in questi momenti si doveva cercare di venire in contro alle tasche dello spettatore, che invece, messo di fronte a tali cifre, ha dovuto scegliere di non partecipare a questa splendida iniziativa.</div>
<div style="text-align: justify">Infine è da sottolineare che non tutte le colpe vanno addossate alla dirigenza  del festival e delle sue scelte.</div>
<div style="text-align: justify">So che è un punto dolente perché anch&#8217;io sono Livornese, ma la <strong>filosofia per cui tutti ci lamentiamo del fatto che in questa città non ci sia mai nulla </strong>di positivo contrasta poi con i dati riscontrati dopo questi eventi.</div>
<div style="text-align: justify">Perché non sentiamo comunque la voglia di provare e essere partecipi di un evento unico in Italia quando ce l&#8217;abbiamo dentro casa? Cosa ci spinge a lamentarci e poi ad ignorare tali eventi? Non riuscirò mai a darmi una riposta.</div>
<div style="text-align: justify">Concludendo, posso dire che <strong>il festival è stato completo</strong>, tutti gli artisti del main stage hanno mantenuto le promesse regalandoci <strong>prestazioni superlative</strong>.</div>
<div style="text-align: justify">Unica nota stonata, è stata l&#8217;Elettrowave, che ha mostrato con fermezza il low budget con cui era stato ideato. Il palco, le installazioni video non erano minimamente paragonabili a quelle dello scorso anno. Un peccato, vista la presenza degli ottimi dj presenti, che non meritavano né un palco del genere, né  i fischi da parte del pubblico, come è accaduto nel caso di  Moodyman (ignoranza di chi era all&#8217;interno del palazzetto n.d.r.).</div>
<div style="text-align: justify">Forse sono uno dei pochi che ci crede, ma spero vivamente che questa kermesse si possa svolgere nuovamente all&#8217;interno delle nostre mura cittadine, anche solo per riscattarci da questo che a tutti gli effetti può essere considerato come il <strong>Flopwave</strong> Love Festival 2010.</div>
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		<title>Un&#8217;onda lunga trent&#8217;anni: dalla new wave a Italia wave</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/26/unonda-lunga-trentanni-dalla-new-wave-a-italia-wave/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Traversi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Difficile scegliere tra le tantissime esibizioni in programma Italia Wave 2010 una su cui soffermarsi più a lungo per un resoconto dettagliato. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-large wp-image-6003" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/joyd-219x330.jpg" alt="joyd" width="219" height="330" /></p>
<p style="text-align: justify">Difficile scegliere tra le tantissime esibizioni in programma <strong>Italia Wave 2010</strong> una su cui soffermarsi più a lungo per un resoconto dettagliato. Festival come questo  offrono, spesso nell&#8217;ambito della stessa serata, una proposta talmente <strong>variegata per genere e qualità</strong> che alla fine può risultare complicato scindere uno spettacolo dall&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia vale la pena di confrontarsi su quello che potremmo definire il marcato &#8221;<em>appeal&#8221; </em>dei britannici <strong>Editors</strong>, che, in una delle giornate più partecipate del festival, è riuscito a richiamare sotto il <em>Main Stage</em> dello stadio di Livorno un folto pubblico di giovani e giovanissimi, spesso provenienti da molto lontano e non di rado animati da un autentico fanatismo <em>old style</em>, con maglietta nera e/o a righe orizzontali, ciuffo uso primi anni ottanta e persino qualche bandiera inglese al vento. </p>
<p style="text-align: justify">Ciò che del resto colpisce di questa band, a sua volta anagraficamente under 30, è proprio la volontà di <strong>rielaborare e riproporre una tradizione musicale</strong>, e più estesamente culturale, che, <strong>pur datando oltre i trent&#8217;anni</strong>, riesce ancora a <strong>produrre tendenze, suggestioni e consumi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Lo show è energico ed essenziale, seppur non privo di manierismi. La band, dietro alla quale si staglia un muro di led luminosi rigorosamente orientati su bianco, rosso e ghiaccio, si produce in una lunga rincorsa attraverso un repertorio che pesca in ugual modo dalle hit di <em>An end has a start</em>, che tre anni orsono decretò il successo planetario della band, e del più recente <em>In this light and on this evening</em>, riservando però a quest&#8217;ultimo una posizione strategica nel set, a sottolineare il più recente corso del quartetto, orientato a una musicalità carica di synth e a una cupa <em>dance </em>che richiama fortemente la <strong><em>new wave</em></strong> anni ottanta.   </p>
<p style="text-align: justify">Il nucleo espressivo degli Editors risiede del resto proprio in una poetica che inevitabilmente richiama in particolare prima i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joy_Division" target="_blank">Joy Division </a> <em>(nella foto) </em>e poi i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/New_Order">New Order</a>, e più in generale quel movimento di origine anglosassone che fu denominato a fine anni settanta <strong>post-punk</strong>, e che nel corso dei primi anni ottanta, combinandosi con sonorità <em>dance </em>quando non esplicitamente <em>pop</em>, pur senza perdere il contatto con la sua <strong>originaria matrice decadente</strong>, portò a enorme successo una serie di <em>british </em>band ancora oggi attive.</p>
<p style="text-align: justify">Gli Editors richiamano quella cultura e contemporaneamente ne propongono un personale sviluppo, anche se per chi appartiene alla generazione nata negli anni 70 l&#8217;effetto <em>deja vu</em> è davvero notevole, così come la sensazione di sentir cantare quella voce e stridere quella chitarra da più di trent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify">Ma tutto sommato il prodotto funziona, e per molti risulta gradevole.</p>
<p style="text-align: justify">Al tempo di Lady Gaga, in fondo può in qualche modo confortare che vi siano ancora trentenni che suonano e trentenni che ascoltano canzoni che magari non promuovono più la religione del <strong>&#8220;no future&#8221;</strong>, ma la consapevolezza di un futuro problematico e infido forse sì.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, nessuno vieta di vederlo roseo e di abbandonarsi durante l&#8217;<em>happy hour</em> al ritmo di &#8220;Paparazzi&#8221;.     </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Italia Wave: la galleria dei podcast di Radio Cage</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/26/italia-wave-le-prime-interviste-di-radio-cage/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 09:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RadioCage</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.radiocage.it/?p=5995</guid>
		<description><![CDATA[ 

Durante le giornate di Italia Wave, Radio Cage ha effettuato attraverso i suoi inviati Marco Grassi e Alessia Marchi diverse interviste agli artisti e alle band presenti nel programma. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-large wp-image-6048" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/iw-2010-285x330.jpg" alt="iw 2010" width="285" height="330" /></p>
<p style="text-align: justify">Durante le giornate di <strong>Italia Wave</strong>, Radio Cage ha effettuato attraverso i suoi inviati <strong>Marco Grassi</strong> e <strong>Alessia Marchi</strong> diverse interviste agli artisti e alle band presenti nel programma.</p>
<p style="text-align: justify">La vasta <strong>galleria dei podcast</strong> di Radio Cage <strong>sull&#8217;Italia Wave Love festival 2010</strong> sarà progressivamente aggiornata con tutte le interviste realizzate:</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/files/2010/07/conf.GrooveArmada.227mp31.mp3" target="_blank">conferenza stampa Groove Armada</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/files/2010/07/conf.stampa-Elettrowave.227mp31.mp3" target="_blank">conferenza stampa Elettrowave</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/files/2010/07/A.MarchiDisordine-delle-Cose.mp3.mp3" target="_blank">IW 2010: Il disordine delle cose</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/files/2010/07/GrassiCyclops-ItaliaWave2271.mp3" target="_blank">IW 2010: Cyclops</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/blog/2010/07/24/conferenza-stampa-brunori-sas-e-elettrowave/">IW 2010: conferenza stampa Brunori Sas</a> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italia Wave: Radio Cage intervista i Modena City Ramblers</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/23/italia-wave-radio-cage-intervista-i-modena-city-ramblers/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RadioCage</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.radiocage.it/?p=6008</guid>
		<description><![CDATA[Ascolta il podcast dell&#8217;intervista di Marco Grassi ai Modena City Ramblers, protagonisti sullo Psyco Stage dell&#8217;Italia Wave Love Festival di un set molto partecipato e apprezzato, chiusosi su &#8220;Bella Ciao&#8221; e &#8220;Contessa&#8221;: ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-large wp-image-6012" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/modena_City_Ramblers_-445x250.jpg" alt="modena_City_Ramblers_" width="445" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify">Ascolta il podcast dell&#8217;intervista di <strong>Marco Grassi</strong> ai <strong>Modena City Ramblers</strong>, protagonisti sullo Psyco Stage dell&#8217;Italia Wave Love Festival di un set molto partecipato e apprezzato, chiusosi su &#8220;Bella Ciao&#8221; e &#8220;Contessa&#8221;: </p>
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		<title>&#8220;C&#8217;è una ferita nello schermo&#8221;. E non si rimargina</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/21/una-ferita-nello-schermo/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 18:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Traversi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[20 luglio 2001]]></category>
		<category><![CDATA[carlo giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[g8]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[piazza alimonda]]></category>

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		<description><![CDATA[visioni distorte # 16
anche se non guardi la televisione, la televisione ti riguarda




Ogni anno, ogni venti luglio, torna sullo schermo il corpo di Carlo Giuliani. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-full wp-image-5890" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/carlo_giuliani.jpg" alt="carlo_giuliani" width="274" height="162" /></p>
<p style="text-align: justify">visioni distorte # 16</p>
<p style="text-align: justify"><em>anche se non guardi la televisione, la televisione ti riguarda</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Ogni anno, ogni venti luglio, torna sullo schermo il corpo di <strong>Carlo Giuliani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ripescati dagli archivi per segnalare una nuova scadenza, il passamontagna nero, la schiena esile e i gomiti ricurvi nel sollevare l&#8217;estintore riaffiorano negli interstizi e nelle nicchie dei nostri palinsesti.</p>
<p style="text-align: justify">E insieme a quella storica foto, compare di nuovo il filmato confuso e tremante in cui  risiede il segreto della sua morte: la figura colpita, caduta, schiacciata fuori campo dalle ruote della jeep e infine stesa sul suolo, circondata dalle chiazze di sangue, mentre tutti si accalcano intorno.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=OSsil6pok0Q" target="_blank">morte di Carlo Giuliani</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=OSsil6pok0Q" target="_blank"></a>Ancora oggi, dopo tanti anni, queste immagini continuano a penetrarci attraverso vie misteriose, e a scatenare in noi la stessa <strong>violenta reazione chimica</strong> della prima volta.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; inevitabile che la visione diretta dell&#8217;uccisione di un ragazzo di ventitré anni colpisca in primo luogo sul piano prettamente umano: ferisce la dinamica di una tragedia che si svolge in pochi secondi davanti ai nostri occhi; ferisce questo corpo fragile, più giovane di quanto l&#8217;età dichiari, irrigidito sull&#8217;asfalto nei lunghi minuti in cui genitori e amici lo credono al sicuro, sulla riva del mare; feriscono l’assurdità, l’evitabilità e perfino la banalità di questa morte, determinata da un atto così preciso e definitivo.</p>
<p style="text-align: justify">Successivamente montati in sequenza con vecchie <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0TlBZ5vY9OI" target="_blank">fotografie di Carlo bambino</a> che succhia il biberon in braccio al padre, che urla sull&#8217;altalena, che stringe il cane e che sorride, questi filmati rappresentano una narrazione lacerante ed insostenibile<strong> </strong>per chiunque.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; probabile che in tutto ciò giochi un ruolo il fatto che nella nostra percezione all&#8217;aspetto prettamente umano, e al dato più specificamente politico, si sommi un elemento che ha più strettamente a che fare con il nostro immaginario, e in particolare con i suoi archetipi.</p>
<p style="text-align: justify">Accade infatti che la visione di quel corpo immobile sull&#8217;asfalto, più forte di qualsiasi giudizio morale, faccia riaffiorare in noi l&#8217;<strong>archetipo dell</strong>&#8216;<strong>eroe caduto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Antica è la tradizione della rappresentazione di questa figura, ed è proprio alle origini stesse della nostra cultura condivisa che queste immagini si connettono, lasciando trasparire il corpo di <strong>Ettore </strong>attraverso quello di Carlo.</p>
<p style="text-align: justify">Ettore è l’eroe sconfitto, predestinato da un disegno superiore che spinge verso questo esito. Al termine del combattimento il suo corpo giace al suolo, in mezzo al sangue e alla polvere. “Ora è molto più morbido di quando incendiava la nostre navi”, dicono i guerrieri nemici colpendo il cadavere con la spada. E il corpo legato al carro viene trascinato attorno alle mura, dalle quali gli spettatori assistono all’orribile spettacolo (cfr. <em>Iliade</em>, XXII, 474-486).</p>
<p style="text-align: justify">La morte di Ettore <strong>prefigura</strong> così la morte di Carlo Giuliani, seppure nella situazione più attuale il disegno superiore non abbia niente di divino, seppure il corpo non venga legato a un carro ma travolto dalle ruote di una jeep, seppure la nostra epoca abbia ben poco di epico, come a suo tempo dimostrò un&#8217;intercettazione telefonica in cui si ironizzava sulla morte dell&#8217; &#8220;avversario&#8221; non proclamando versi omerici, ma lasciandosi andare ad un ben più basso “uno a zero per noi”.</p>
<p style="text-align: justify">Succede spesso che la comunicazione televisiva tenti di <strong>stabilire relazioni con gli archetipi del nostro immaginario</strong>, sia per <strong>favorire l&#8217;identificazione dello spettatore</strong> nei personaggi di fiction, sia per attuare un <strong>effetto “normalizzatore” </strong>sugli eventi di cronaca; è proprio in questo modo che sui nostri schermi <strong>gli archetipi vengono trasformati in stereotipi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ma la visione dei filmati che hanno registrato la morte di Carlo Giuliani attiva <strong>un processo completamente diverso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò è dovuto al fatto che in ciascun spettatore l&#8217;<strong>urto emotivo</strong> con il corpo di Carlo avviene in <strong>assenza di qualsiasi mediazione narrativa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Non c’è un commentatore, un giornalista o un presentatore a raccontarci la tragedia, che semplicemente avviene davanti ai nostri occhi.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco perché quei filmati “amatoriali”, più volte mostrati nei notiziari dei maggiori canali televisivi del nostro paese, ci apparvero profondamente insoliti rispetto ai servizi cui eravamo abituati, persino rispetto a quelli realizzati nelle zone di guerra: mancava un inviato con il microfono in mano a fare da filtro, mancava un commento sovrainciso, mancava un montaggio in grado di imporre un ordine arbitrario alle sequenze.</p>
<p style="text-align: justify">Era stata una scelta obbligata per i direttori di rete: spiazzati dal non essere più gli unici <strong>produttori di narrazioni</strong>, e nello stesso tempo spronati dal dover raccontare gli eventi in modo spettacolare, si erano soprattutto preoccupati di disporre di quei filmati prima della concorrenza.</p>
<p style="text-align: justify">Non c’era stato tempo e modo di attuare alcuna <strong>manipolazione</strong>: così quei piani-sequenza grezzi e vorticosi, invasi dal fumo e sovrastati dalle sirene, con l&#8217;obiettivo continuamente spiazzato rispetto al centro dell&#8217;azione, restituivano una <strong>verità assoluta dei fatti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Era la verità della guerra, catturata dalle telecamere dei tanti che in quei giorni si muovevano nelle strade di Genova in qualità di <em>personal medium </em>e restituita attraverso un&#8217;<strong>epica immediata</strong>, che mai prima di allora aveva irrotto con tanta violenza nella tv generalista italiana, imponendo <strong>modalità narrative così diverse dai canoni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Anche quando i filmati venivano usati come pezzo forte dei talk-show che immediatamente seguirono, dove si tentava di riportare a una rassicurante <strong>classicità televisiva</strong> il resoconto degli eventi con la canonica conduzione del presentatore e il canonico modo di esprimersi di ospiti e politici, la <strong>frattura</strong> non si ricomponeva.</p>
<p style="text-align: justify">Si aveva anzi l&#8217;impressione, ogni volta che le immagini di quel corpo colpito, schiacciato e trascinato ripartivano, di trovarsi di fronte a qualcosa di <strong>narrativamente incontenibile, indomabile e irriducibile</strong>, nonchè squilibrante per l’intero sistema televisivo.</p>
<p style="text-align: justify">Qualcosa di estremamente scoveniente per chi si era adoperato, solo pochi mesi prima, per aprire il decennio mediatico nel segno di una comunicazione di massa ormai in grado di recludere cavie umane in un laboratorio televisivo, orientarne i comportamenti e narrane le vicende in modo da fabbricare format audovisivi assolutamente ordinati, controllati e confezionati ad uso degli spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Quell’invasione di <strong>filmati estranei a qualunque principio riconosciuto</strong> sembrava in definitiva mettere in crisi<strong> il sogno televisivo di poter fare a meno della vita</strong>, e di poter pertanto <strong>generare televisivamente la vita stessa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; sin troppo noto quanto il potere mediatico abbia nel tempo affinato la sua <strong>capacità di contenere al suo interno anche punti di vista antagonisti</strong>; tuttavia in quei giorni, accanto all’estrema &#8220;imperfezione&#8221; del delitto che aveva tolto la vita a Carlo Giuliani, si dovettero registrare molte crepe anche in quel procedimento mediante cui quotidianamente <strong>la televisione uccide la realtà senza lasciare tracce</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In uno scenario televisivo che tende continuamente a <strong>sganciare i segni dal loro reale significato</strong>, l&#8217;immagine di Carlo Giuliani rappresenta un&#8217;eccezione, in quanto <strong>corpo ucciso che comunica un&#8217;uccisione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Semplice, eppure del tutto <strong>improprio e destabilizzante</strong> per i nostri schermi, che per una manciata di secondi sembrano essere <strong>percorsi da una ferita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Non è più accaduto, almeno in modo così eclatante.</p>
<p style="text-align: justify">Da una parte si è sempre riusciti a ridurre entro confini controllabili la rappresentazione della violenza e della morte, dall&#8217;altra non si sono più presentate situazioni di analoga eccezionalità mediatica.</p>
<p style="text-align: justify">Del resto, è proprio nella normalità di quegli studi e di quei salotti che il telespettatore spesso cerca conforto e rassicurazione.</p>
<p style="text-align: justify">La televisione è fatta per rimarginare le ferite, non per aprirle.</p>
<p style="text-align: justify">Anche se certe ferite non si rimarginano mai.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong><img style="margin-left: auto;margin-right: auto;border: 0px initial initial" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/carlo_giuliani.jpg" alt="carlo_giuliani" width="274" height="162" /></strong></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>visioni distorte</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/blog/2010/07/08/scommettere-e-figo-pubblica-istigazione-e-dipendenze-private/" target="_blank"># 15: &#8220;Scommettere è figo&#8221;. Pubblica istigazione e dipendenze private</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/blog/2010/06/23/carnevale-e-consumazione/" target="_blank"># 14: &#8220;Il Bisteccone mundial&#8221;. Carnevale e consumazione</a></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italia Wave, in tanti per la prima giornata. Radio Cage intervista Mauro Valenti, direttore del festival, e Mario Tredici, Assessore alla Cultura del Comune di Livorno</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/21/intervista-allassessore-alla-cultura-del-comune-di-livorno-mario-tredici-il-podcast/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 16:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RadioCage</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Apertura affollata per l&#8217;Italia Wave Love Festival. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><img class="aligncenter size-large wp-image-5993" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/it-wave-440x330.jpg" alt="it wave" width="440" height="330" /></em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Apertura affollata per l&#8217;Italia Wave Love Festival. Molti gli spettatori presenti nel pomeriggio all Psyco Stage, dove headliner sono stati i Modena City Ramblers con il loro &#8220;combat-folk&#8221; impegnato.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Nel corso della serata ad ingresso gratuito al Main Stage dello Stadio Armando Picchi la folla è notevolmente aumentata con il passar delle ore, e ha seguito con partecipazione le esibizioni di <strong>Amazingh</strong> e <strong>Hindi Zahra</strong> fino all&#8217;atteso concerto di <strong>Daniele Silvestri</strong> e <strong>l&#8217;Orchestra di Piazza Vittorio</strong>, in cui il cantautore ha riproposto una serie di brani &#8220;riveduti e corretti&#8221; per l&#8217;occasione e un ricordo video-sonoro delle <strong>giornate di Genova</strong> (19-21 luglio 2001).</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Da oggi le serate a pagamento, a cominciare da quella che metterà in fila Ok Go, Editors e Groove Armada.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Intanto, nel giorno di inaugurazione del festival, <strong>Marco Grassi</strong> ha intervistato <strong>Mauro Valenti</strong>, direttore di Italia Wave, e <strong>Mario Tredici</strong>,  Assessore alla Cultura del Comune di Livorno. Al centro di queste &#8221;chiaccherate&#8221;, il rapporto <strong>tra la città e questo grande evento musicale</strong> internazionale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ascolta i podcast dell&#8217;intervista:</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.radiocage.it/files/2010/07/Intervista-m.valenti.mp3" target="_blank">Mauro Valenti  </a></p>
<p> </p>
<p>Mario Tredici ass Cultura<img class="aligncenter size-full wp-image-5986" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/mario-tredici1.jpg" alt="mario tredici" width="164" height="250" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Radio Cage a &#8220;Roma incontra il mondo&#8221;: la recensione del concerto di Kruder &amp; Dorfmeister</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/21/concerto-di-kruder-dorfmeister/</link>
		<comments>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/21/concerto-di-kruder-dorfmeister/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RadioCage</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.radiocage.it/?p=5963</guid>
		<description><![CDATA[di Matteo Razzaguta
Era la fine dell&#8217;estate 1998 quando un doppio cd, sabbiato d&#8217;oro e senza alcuna scritta sopra, cominciò a circolare tra gli addetti ai lavori e non, invadendo ben presto i negozi specializzati, tanto da imporre un nuovo genere che sarebbe andato avanti per alcuni anni e avrebbe preso il nome di Downtempo. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small"><img class="aligncenter size-large wp-image-5965" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/4793429064_6d3504cacf-440x330.jpg" alt="4793429064_6d3504cacf" width="440" height="330" /></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">di <strong>Matteo Razzaguta</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">Era la fine dell&#8217;estate 1998 quando un doppio cd, sabbiato d&#8217;oro e senza alcuna scritta sopra, cominciò a circolare tra gli addetti ai lavori e non, invadendo ben presto i negozi specializzati, tanto da imporre un nuovo genere che sarebbe andato avanti per alcuni anni e avrebbe preso il nome di <strong>Downtempo</strong>. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">Quel disco era <strong>“The K &amp; D Sessions”</strong> e conteneva i remixes che dal 1994 al 1998 <strong>Peter Kruder e Richard Dorfmeister</strong>, due Djs e produttori viennesi, cofondatori dell&#8217;etichetta G-Stone, avevano plasmato per artisti quali Roni Size, Aphrodelics, Lamb, Depeche Mode e tanti altri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">La peculiarità di questo disco e successivamente del genere ribattezzato downtempo, stava nel <strong>mescolare più generi insieme</strong>, quali dub, <span style="color: #000000">drum’n bass, trip hop, funky, black e hip hop, con uno stile ed un&#8217;eleganza fino ad allora sconosciuta per la musica elettronica; un&#8217;altra caratteristica fu il <strong>basso numero di bpm</strong>, un ritmo cioè musicalmente più lento, altra novità per il panorama della musica dance.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">Il successo non tardò arrivare per il duo viennese, grazie anche a un dj set edito per la serie Dj Kicks; anche l&#8217;etichetta da loro fondata ebbe un discreto riscontro di vendite grazie ad artisti come Voom Voom, Makossa &amp; Megablast, e ai due nuovi progetti che negli anni successivi Kruder &amp; Dorfmeister portarono avanti , rispettivamente Peace Orchestra (Kruder) e Tosca (Dorfmeister).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">Così, per celebrare il sedicesimo anno del loro sodalizio, i due hanno pensato di pubblicare una <strong>raccolta contenente nuovi brani degli artisti della G-Stone recordings</strong> (loro compresi), dal titolo ”Sixteen F**king Years of G-Stone Recordings”, e di rimettersi insieme per un tour che “non rappresenta la fine di una stagione – hanno dichiarato- ma la sommatoria di quanto abbiamo fatto finora”. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small"><img class="aligncenter size-large wp-image-5966" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/4792794609_845e10693b-440x330.jpg" alt="4792794609_845e10693b" width="440" height="330" /></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">La seconda delle tre date italiane si è svolta <strong>nell&#8217;incantevole scenario sull&#8217;isola del laghetto di Villa Ada</strong>, nell&#8217;ambito della rassegna <strong>“Roma incontra il mondo”</strong> organizzato da <strong>Multikulti e Arci Roma</strong> con il patrocinio del Comune.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000">Di fronte a circa duemila persone il live act di Kruder &amp; Dorfmeister ha preso il via puntualmente alle 22.30 ed è stato <strong>spettacolo puro</strong>; gli spettatori sono rimasti subito folgorati grazie ai <strong>visuals curati dal videoartista austriaco </strong><span><strong>Fritz Fitzke</strong> (già lighting designer dei maggiori teatri viennesi e collaboratore di vecchia data di K&amp; D) che attraverso dodici mega led sistemati sul palco, ha tessuto la sua trama di immagini mai scontate, né troppo invasive (rispetto alla posizione dei due musicisti); visuals che ricordavano sia quelli proposti dai Daft Punk al Traffic Festival di Torino tre anni or sono sia quelli dei Chemical Brothers all&#8217;edizione 2008 di Italia Wave. </span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">I primi quaranta minuti sono stati interamente dedicati al disco di cui vi ho parlato in apertura, <strong>“The K&amp;D sessions”</strong>; veri e propri momenti di esaltazione collettiva si sono registrati per Bomb the Bass- <em>Bug powder dust</em>, Aphrodelics – <em>Rollin&#8217;on chrome</em> e Depeche Mode – <em>Useless</em> trattati secondo lo stile dei due artisti viennesi. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">La seconda parte della serata è stata, come ha proclamato dal palco Earl Zinger, uno dei due mcs che sono intervenuti nel proseguio dello spettacolo, <strong>“Il presente e il futuro di Kruder &amp; Dorfmeister”</strong>; il ritmo della musica si è decisamente alzato, il pubblico presente è passato <strong>da un movimento soave del corpo ad un vero e proprio ballo</strong>, decisamente più sospinto, mentre i due “direttori d&#8217;orchestra” forgiavano dai loro macchinari e computer vere e proprie perle della tradizione di casa G-Stone come Makossa &amp; Megablast –<em> Like a Rocket</em> , pescando inoltre a piene mani dal disco del sedicesimo anniversario (da menzionare la loro nuova composizione dal titolo “Aikon” e “The G-Stone anthem”).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Myriad Web Pro, sans-serif"><span style="font-size: small">Dopo oltre due ore di ottima musica il duo viennese si è congedato, non prima di aver festeggiato il compleanno di Richard Dorfmeister, con un <strong>super dub di “Seven Nation Army” </strong>dei White Stripes e con una <strong>riedizione della beatlesiana “Let it be”</strong> trasformata per l&#8217;occasione in “K&amp;D” (quest&#8217;ultima, per la verità, un po&#8217; troppo lunga e autoreferenziale).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-large wp-image-5967" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/4793429314_5fc74e9047-440x330.jpg" alt="4793429314_5fc74e9047" width="440" height="330" /></p>
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		<title>Italia Wave: dalle conferenze stampa di Brunori Sas ed Elettrowave</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/20/conferenza-stampa-brunori-sas-e-elettrowave/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 08:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federicofiamberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessia Marchi


Le conferenze stampa di Brunori Sas e di anteprima di Elettrowave , gentile concessione degli artisti che a quanto pare sono liberi da obblighi con la stampa, si sono tenute al &#8220;Vip village&#8221; della main stage nel secondo afosissimo pomeriggio di italia wave. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-large wp-image-6045" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/Brunori-444x256.jpg" alt="Brunori" width="444" height="256" /></p>
<p style="text-align: justify">di <strong>Alessia Marchi</strong></p>
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<p style="text-align: justify">
<p style="margin-bottom: 0cm">Le conferenze stampa di Brunori Sas e di anteprima di Elettrowave , gentile concessione degli artisti che a quanto pare sono liberi da obblighi con la stampa, si sono tenute al &#8220;Vip village&#8221; della main stage nel secondo afosissimo pomeriggio di italia wave.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il primo incontro con Brunori Sas si è tenuto in un salotto brandizzato alle 17.00 e, malgrado il caldo, l’artista ha fatto passare ai giornalisti presenti una mezz’ora di buon umore. Alla prima domanda di rito sulla città risponde: ”Si, adoro Livorno, anche dico lo stesso di tutte le città in cui vado perché sono un po’ rufiano..”; in realtà il premio Ciampi vinto nel 2009 lo rende molto legato alla città ma l’indole sarcastica lo porta a rispondere sempre in modo se non altro originale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ci parla di 3 brani nuovi che presenterà in anteprima sul palco di italia wave ma alla domanda “stai scrivendo?” risponde: “No, quando scrivo è perché sono triste, adesso mi godo il momento ed aspetterò ancora un po’ a ricreare le condizioni di tristezza sufficienti …”. Brunori sas è una ragione sociale, nasce spontanea una domanda sull’imprenditoria alla quale risponde: “ Il progetto nasce come solista, poi ho conosciuto la mia attuale band e adesso siamo un’impresa…. li terrò anche se mi costano un po’ troppo di catering e soprattutto finchè non mi chiedono l’aumento!” Un artista poliedrico che malgrado sia emergente ha già molti progetti all’attivo,e che  si definisce, scherzando, un imprenditore mancato che fa mille cose anche se nemmeno una gli riesce bene…</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Infine, dribblando sulle domande di politica visto che i suoi testi parlano più della quotidianità, ammette di concentrarsi più sulla melodia dei propri pezzi piuttosto che sui testi, aggiungendo poi: se scrivi qualcosa che in qualche modo diventa patrimonio culturale meglio!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">La conferenza stampa di Elettrowave si è tenuta subito dopo nella sala stampa dello stadio: un forno!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Dopo una prima presentazione del progetto, ormai consolidato da anni, ed i dovuti ringraziamenti ai tanti collaboratori, Antonio Bonini che ha presenziato la conferenza, ha presentato Romano Alfieri , vincitore del dj challenge, premiato con un mixer XONE92 e l’incisione su vinile di 2 suoi brani. Le selezioni del concorso, ha spiegato, sono partite a Gennaio 2010 con numerose date che si sono concluse con l’ultima al Muv nel mese di Giugno, ed è stato registrato un record nelle iscrizioni, più di 300 dj.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Parallelamente all’Elettrowave un altro concorso, il BIT, dedicato all’interaction design, che ha proclamato su 30 progetti provenienti da tutto il mondo 3 vincitori, premiati dalla SECO con delle schede madri di <span style="font-size: small">ultimissima generazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">I premiati, rispettivamente primo, secondo e terzo, sono:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">- Anis Saraci (Albania/Italia) con il progetto Interactive Game<br />
- Morawe Volker (Germania) con il progetto The Mosh Pit Amp<br />
- Plastique Fantastique (Italia/Germania) col progetto Medusa Parlante</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">L’Elettrowave invece, nella sua unica data, si è tenuto al Palamacchia, dove si sono succedute le esibizioni di Romano Alfieri (Best DJ) Omino 69 (Best VJ), Les Pastisse (Best A/V project) vincitori dei rispettivi contest. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small">A conclusione della serata un Djset d’eccezione: Aerea Negrot, Moodymann e due artisti romeni che rappresentano una garanzia, Rhadoo vs Raresh. </span><span style="color: #5b5b5b"><span style="font-size: small"><br />
</span></span></p>
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		<title>&#8220;Le dame e il cavaliere&#8221;: l&#8217;Arci lo proietta a Firenze</title>
		<link>http://www.radiocage.it/blog/2010/07/19/le-dame-e-il-cavaliere/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RadioCage</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie al prezioso impegno di Arci Firenze, &#8220;Le dame e il cavaliere&#8221;, il docu-film sull&#8217;uso del sesso a fini politici da parte del premier che nessuno vuole distribuire, verrà proiettato pubblicamente martedì 20 luglio, alle ore 21.30, a Fiesole, negli spazi della Festa Democratica, presso l&#8217;area verde di Montececeri. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="aligncenter size-full wp-image-5873" src="http://www.radiocage.it/files/2010/07/damecavaliere.jpg" alt="damecavaliere" width="250" height="357" /></em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Grazie al prezioso impegno di <strong>Arci Firenze</strong>, <strong>&#8220;Le dame e il cavaliere&#8221;</strong>, il docu-film sull&#8217;uso del sesso a fini politici da parte del premier che nessuno vuole distribuire, verrà proiettato pubblicamente <strong>martedì 20 luglio</strong>, alle <strong>ore 21.30</strong>, a <strong>Fiesole</strong>, negli spazi della Festa Democratica, presso l&#8217;area verde di Montececeri.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Questo docu-film scritto e diretto da <strong>Franco Fracassi</strong>, e destinato a diventare automaticamente fuorilegge nel momento in cui il Parlamento approverà la legge-bavaglio, ad un anno esatto di distanza ricostruisce l&#8217;intreccio tra scandali sessuali e vita politica che ha coinvolto il presidente del Consiglio. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Alla proiezione sarà presente il regista</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><img src="http://www.radiocage.it/public/damecavcopertina-dvdsito.jpg" border="0" alt="" hspace="8" vspace="4" align="right" /> &#8220;Le dame e il cavaliere&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify">Interviste esclusive, documenti inediti, registrazioni audio sconcertanti, rivelazioni interne a Forza Italia di come Berlusconi utilizzi il sesso per togliere la parola al parlamento e cambiare nei fatti la Costituzione Italiana.<br />
Da Silvio che telefona a Saccà, per raccomandargli una delle sue starlette, alla &#8216;festa&#8217; di Casoria, fino alla ricostruzione del &#8216;trappolone&#8217; organizzato ai danni dei giornalisti dell’Espresso, a cui qualcuno voleva rifilare una falsa intervista di una ex del Grande fratello che fingesse di accusare il Presidente del Consiglio.<br />
E poi tante altre intercettazioni, più o meno celebri, finora non rese note dal circuito informativo.<br />
Ad un anno esatto dagli scandali che hanno coinvolto il presidente del Consiglio, &#8216;Le Dame e il Cavaliere&#8217; scritto e diretto da Franco Fracassi è il primo documentario che mette in ordine le vicende e racconta i fatti.<br />
Ed è anche è il perfetto esempio di prodotto editoriale che diventerà tecnicamente illegale se la legge sulle intercettazioni sarà approvato dal Parlamento.<br />
100 minuti ricavati da decine di ore di girato, per un&#8217;inchiesta &#8220;su Berlusconi e su come lui usa il sesso a fini politici&#8221; &#8211; spiega Fracassi.<br />
Un grande oscuro eppur coloratissimo affresco fatto di veline, escort, ministre, eurodeputate, balletti in giardino, casting, giornali e rotocalchi, agenzie fotografiche, che vanno a disegnare una ragnatela geometrica e colossale piena di festini, fiction e reality show, con al centro sempre lui, il presidente del consiglio.<br />
Le Dame e il Cavaliere è stata visionata da quattro uffici legali che hanno garantito la sua inattaccabilità dal punto di vista legale. Eppure nessuno intende distribuirlo.<br />
L&#8217;unico canale distributivo a cui i realizzatori sono riusciti ad accedere è internet. Con un blog e una pagina su facebook che ha già oltre 17000 iscritti, propongono la vendita online del dvd e organizzano proiezioni in tutt&#8217;Italia.<br />
 </p>
<p>Le Dame e il Cavaliere<br />
una produzione Telemaco<br />
regia e sceneggiatura Franco Fracassi<br />
aiuto regia Andrea Petrosino<br />
inchiesta Andrea Annessi Mecci, Franco Fracassi, Stefania Creatura, Luisa Sgarra, Andrea Petrosino<br />
riprese e montaggio Barbara Fantini<br />
animazioni flash Meta2</p>
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