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Cala il sipario

28 febbraio 2010 18:54
di Mimmo Rosa

perticone

Finisce lo spettacolo e inevitabilmente cala il sipario. Ci sarebbe poco altro da aggiungere per commentare la sconfitta odierna contro il Siena, diretta concorrente per la salvezza che rilancia le proprie ambizioni, se non altro dal punto di vista del morale. I bianconeri infatti restano infatti ultimi in classifica, a tre punti dagli amaranto, ma escono dal Picchi da campioni mentre il Livorno esce a pezzi, battuto nel cuore prima ancora che sul campo.

E dire che la partita si era subito messa bene con il rigore trasformato da Lucarelli. Nell’occasione forse Morganti avrebbe dovuto espellere Cribari, in quanto ultimo uomo, limitandosi ad ammonirlo. Il problema vero è che il Livorno deve temere principalmente se stesso, infatti dopo cinque minuti della ripresa Moro perde una palla a centrocampo e nel recupero commette un ingenuo fallo da dietro. Secondo giallo e doccia anticipata. Volendo recriminare potremmo evidenziare come la prima ammonizione di Moro sia stata quanto mai frettolosa da parte dell’arbitro, ma sono tutte considerazioni di basso livello, anche per un tifoso sfegatato che vorrebbe giustificare a tutti i costi la propria squadra.

In dieci la partita cambia volto, il Siena si fa intraprendente e Malesani butta nella mischia praticamente tutte le punte a sua disposizione nel tentativo di ribaltare il risultato.

A questo punto Cosmi cerca di coprirsi levando Bellucci e inserendo un altro difensore, il giovane Bernardini. Ma il Siena non demorde e alla mezzora trova il pareggio con Calaiò. Il Livorno accusa il colpo, ma prova comunque a reagire. Entrambe le formazioni devono vincere e le squadre si allungano generando continui cambi di fronte con occasioni da ambo le parti. Entra Tavano, ancora una volta evanescente, e il Livorno fallisce un paio di contropiedi favorevoli. Dopo le vivaci proteste su un tocco di mano abbastanza evidente in area senese, proprio al novantesimo Maccarone porta in vantaggio il Siena condannando il Livorno alla seconda sconfitta interna consecutiva, entrambe contro dirette avversarie per la salvezza.

Il problema di fondo è proprio l’incapacità ad affrontare squadre di pari livello, confezionando sconfitte dal doppio valore che causano crolli nervosi all’interno dello spogliatoio. Sembra di rivivere lo stesso girone di ritorno di due anni fa, quello della retrocessione. Grandi prestazioni con squadre di alta classifica e poi pareggi o sconfitte casalinghe contro dirette avversarie. Servirà a poco confezionare buone prestazioni a Palermo o con la Roma, se si falliscono le occasioni importanti per staccare la coda della classifica. I due punti raccolti col Milan e la Juventus e le lamentele per l’immeritata sconfitta a Firenze servono soltanto ad aumentare un senso di impotenza e di frustrazione che amplifica il nervosismo in casa amaranto.

Un’altra piccola riflessione. Dall’inizio del girone di ritorno il Livorno ha raccolto meno rispetto all’andata, due soli punti in sette partite contro i tre racimolati dal duo Russo – Ruotolo. Inoltre ha sempre subito almeno un gol a partita, dodici in tutto, e ne ha segnati solo quattro maturando due pareggi appunto. Numeri impietosi che evidenziano lo stato attuale della compagine amaranto, incapace di prove di carattere ma soprattutto incapace di chiudere la partita quando si presenta l’occasione, venendo punita non appena offre il fianco agli avversari.

Come previsto Spinelli non si è svenato durante il mercato di gennaio, portando in amaranto il solo Bellucci come possibile rinforzo, ma contemporaneamente perdendo Candreva, così il Livorno non solo perde i sei di punti di vantaggio sulla terzultima a fine girone d’andata, ma si trova a tre punti dalla zona salvezza.

Se la situazione non è disperata, ci manca veramente poco. Forse Cosmi non avrebbe dovuto ritirare le proprie dimissioni, almeno l’unico responsabile resterebbe in assoluto il caro e vecchio Presidente.

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