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Musica

Italia amore mio….si ma con l’anticoncezionale.

19 febbraio 2010 18:01
di federico

# 6

20 mm. Un grandangolo sulle mutazioni del presente.

 

Italia amore mio….si ma con l’anticoncezionale.

 

 

Il festival di Sanremo è iniziato e i primi cassati già se ne sono partiti. Chissà quella vecchia volpe di Pupo come ci sarà rimasto, piccoli uomini che fanno di tutto per cercare di rimanere in gioco. Lui lo sa bene come si fa!

Eppure ha puntato tutto sul cavallo di razza, il nostro Filiberto, ma senza esito positivo.

Chissà che questa volta la Rai non decida una volta per tutte di rimandarlo in qualche bisca a tenere banco con qualche battuta di quelle che solo lui sa fare.

 

Ora a parte le battute da sagra della bistecca il problema vero è il nostro “di re figlio” e per volontà divina eletto, che dovrà tornare nel silenzio dell’umiliazione dopo il tentato approdo al successo.

La serata, ormai visibile, anche su youtube ha assunto le forme di un siparietto all’italiana, non sembra neppure di essere al patinato festival di Sanremo, una più che abbondante Antonella Rouge Clerici che tra fischi e mormori presenta il trio funambolico: un principe, un cantante-presentatore e un tenore, alias Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici.

 

La prestazione, alquanto scarsa sotto il profilo musicale, si è rilevata una catastrofe per il nostro trio italiano che è stato eliminato al primo turno, ma ciò che desta strane sensazioni è la canzone in se. Antonellina, tra una tagliatella e l’altra, è sembrata a tratti imbarazzata all’arrivo dei tre sul palcoscenico dell’Ariston e forse ci spieghiamo perché è servito lo share di Bonolis all’apertura dei lavori.

 

La cosa però ha bucato lo schermo e ha destato prese di posizione diverse e bipartisan e come fosse uno show qualunque composto da gente qualunque si è consentito miseramente al principino triste e sognatore dei tempi monarchici di cantare il suo dolore.

Ora non è tanto l’esito, neppure troppo scontato, ma l’approdo all’Ariston che lascia sdubbiati. La censura del festival sempre attenta a non avallare canzoni e cantanti non confacenti alla “norma” e alla moda del momento non ha escluso dalle selezioni la canzone del Filiberto di re figlio e ancora monarchico nel cuore e nelle parole.

 

Questo è il dato che più di tutti inquieta, perché fa trasparire la superficialità e la bonarietà con cui ancora oggi in Italia e in televisione si affronta la questione della legittimità dei monarchici e delle loro svedute della democrazia e del governo del paese.

 

La cultura dell’approssimazione che suona tanto come un “va beh è passato tanto tempo….possiamo anche chiudere un occhio” e che ci ripropina, sullo schermo più importante d’Italia, come del tutto normale e senza alcuna conseguenza un principe che ci parla di patria, del suo dolore d’esilio e di tante altre buffonate; e che vorrebbero far trasparire la sensibilità verso i più deboli di un nobile aristocratico che vive di rendite infinite e che probabilmente fa colazione con champagne e latte tutti i giorni…..beh lasciamo perdere, questa è roba assurda.

 

Eppure buca lo schermo, anche se bocciato il nostro Fili (come forse direbbe la Littizzetto), buca lo schermo e non come un comune cittadino o cantautore che canta una canzone, per quanto pessima. Sullo schermo c’è Emanuele Filiberto di Savoia,  nipote del Re esiliato, esponente di una idea politica ancora fedelmente e convintamente monarchica, e dunque non è un personaggio neutro che canta una canzone di inno alla monarchia.

 

Siamo alle solite considerazioni, forse in un altro paese una cosa del genere non sarebbe successa, a volte però farebbe piacere poter affermare che nel tuo paese una cosa del genere non succederebbe mai.

 

Forse è la stanchezza del ricordo, una memoria che svanisce in un paese che invecchia e che come i vecchi tendono a dimenticare. Anche se non è proprio così, ci sono vecchi che hanno ben scolpito dentro la testa, cose di un passato lontano, con una chiarezza limpida, cristallina.

 

È un po’ come la canzone dell’ultimo album degli Zen Circus, Andate Tutti Affanculo, la canzone è Vecchi senza esperienza, è un bel dipinto di come in Italia ci siano i vecchi con esperienza e quelli senza esperienza, che dicono “va beh è passato tanto tempo….possiamo anche chiudere un occhio” oppure “quello che non andava bene prima….insomma ora ci potrebbe anche stare, che male c’è”.

 

Quando il principino ci dice tutto serio ed emozionato “Io credo nella mia cultura e nella mia religione, per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola, che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia
“, si dimentica cose.

 

Il nostro bello del reame si è perso qualche passaggio della storia perché l’Italia è una ed ha una costituzione repubblicana, per altro anche interessante e di grande attualità, ma poi il peggio arriva quando Pupo, gli ricorda che lui poverino non poteva ritornare anche se non aveva fatto niente; sarà anche così, ma insomma la sua real famiglia ne ha fatti di danni e direi che anche dopo l’esilio il suo caro babbo tra pistolettate in mezzo al mare e traffico di prostituzione, di impegno ne ha messo parecchio.

 

Ci dispiace la sua bocciatura, ma ci dispiace di più che ancora non si riesca ad impedire, senza paura di reazioni, a certi personaggi, di dare risalto pubblico a certe posizioni.

Si continua a legittimare un atteggiamento pietistico nei confronti di soggetti che non meritano di occupare lo spazio pubblico della mediaticità, continuando ad affrontare con la solita leggerezza culturale e finta ingenuità questione invece serie.

Al trio di musicanti andava detto: voi all’Ariston non ci venite perché la vostra canzone è un inno all’Italia monarchica e un tentativo di riscattare un esilio giusto e doveroso.

 emanuele filiberto.

La canzone nella sua semplificazione dei fatti tenta di produrre una rimozione storiografica e concentra tutto il suo senso sul dolore di un singolo, quando invece quello che accadde dopo il referendum del 2 giugno del 1946 è la storia di un popolo che usciva dalla guerra, dal Regime Fascista e dall’occupazione Nazista: una storia collettiva che non può trovare la sua soluzione in quattro versi che banalizzano e stiracchiano fatti ed eventi mostrandoli come fossero una favola.

Come diceva anni fa un caro amico “Savoiardi si, ma nel caffellatte

Alla fine Italia amore mio va bene, ma se vengono fuori figlioli come Emanuele Filiberto…trombiamo per star bene, ma con l’anticoncezionale.
Chiudo con due video uno per ricordare i tempi che furono…..ma di Sanremo; l’altro con una splendida canzone “Guardali negli occhi” rifatta dai CSI nel 1996, una canzone sulla resistenza partigiana.

 

Jo Squillo, Violentami, Sanremo 1983

CSI, Guardali negli occhi, 1996

2 Responses

  1. Davide Mancini said:

    Ogni tanto anche a Sanremo si fa la cosa giusta!!!

  2. federico said:

    anche se il trio è stato ripescato le considerazioni contenute nell’articolo non cambiano, anzi credo che dimostrino ulteriormente quanto la pavidità e il pressappochismo giochino brutti scherzi.
    non so se è una conferma, ma sicuramente il ripescaggio diventa il recupero miserabile di una lesa maestà.
    va beh, qualcuno dice che il trio arriva terzo..a questo punto si meriterebbe di vincere il festival, che differenza fa!


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